Antonio Cianciullo Blog l'Ecologico

E’ ora di cambiare.

Mi occupo di ambiente come giornalista dal 1980. Coordino Terra, il canale sull’ambiente dell’Huffington Post.

Ho scritto qualche libro, l’ultimo è “Un pianeta ad aria condizionata”. E credo che sia arrivato il momento di cambiare passo.
Per smettere di addentare in modo bulimico il pianeta non bastano i notai dei disastri, ci vogliono romanzi, film, serie TV che aiutino a costruire un immaginario quotidiano in linea con la nuova realtà, quella in cui rischiamo di finire vittime di noi stessi. Questo cambiamento fa bene all’ambiente, rilancia l’economia, rafforza la coesione sociale.

Vogliamo cominciare?

Cosa sto facendo

Un pianeta ad aria condizionata

Siamo entrati nel secolo caldo. L’aumento della temperatura, a una velocità mai sperimentata nella storia, sta alterando il nostro immaginario, la vita quotidiana, le migrazioni, il concetto di sicurezza.

Terra

La cura per la malattia del clima procede al rallentatore. Perché ci sono lobby che frenano. Ma anche perché la riconversione green viene spesso presentata come un obbligo gravoso, una rinuncia, un peso. Serve una comunicazione capace di trovare legami, di ricostruire connessioni, di fornire al Paese uno specchio che lo aiuta a orientarsi. Con Terra ci stiamo provando.
Antonio Cianciullo Blog l'Ecologico

Alla Carica!

Possiamo continuare a chiuderci in auto che sono sempre più intrappolate nel traffico e scaricano fumi che ci soffocano? Oppure la novità delle nostre vite è che molti di noi possono fare a meno dell’auto privata e quindi chiedere che ci siano più car sharing, più bici, più mezzi pubblici efficienti? E, visto che ci siamo, perché queste auto devono andare a carburanti fossili?

TES – Transizione Ecologica Solidale

La vecchia idea di una crescita economica continua come base di un benessere più esteso, a prescindere dai limiti posti dalla natura, è andata a sbattere contro il muro di una lunga crisi di sistema. Costruiamo un progetto che tenga assieme ambientalismo e solidarietà.

Il BLOG

Rane contro miniere, fiumi contro dighe: la natura vince in tribunale

Nel settembre scorso la rana arlecchino dalla narice larga e la rana cohete confusa, entrambe in estinzione ma ancora combattive, hanno sconfitto in un tribunale dell’Ecuador la compagnia mineraria che voleva trasformare le pozze in cui vivono in cave. Il 16 giugno del 2020 la Grande Strada dell’oceano, un’icona del paesaggio australiano che attraversa foreste e parchi, è stata dichiarata per legge “un’entità naturale vivente e integrata”. Dal 2019 a oggi in vari continenti molti fiumi hanno conquistato una personalità giuridica, al pari di una multinazionale.

Il mondo del diritto si sta trasformando sempre più velocemente. Fino a ieri erano i deep ecologists, i teorici dell’ecologia radicale, a contrapporre le ragioni della natura a quelle degli umani, in una logica di contrasto frontale. Oggi la stessa rivendicazione di un diritto degli esseri viventi e dei loro ecosistemi assume un sapore diverso, meno conflittuale e più cooperativo. E la ragione è semplice: si va diffondendo la convinzione che senza la difesa degli equilibri naturali a cui ci siamo adattati sia molto difficile difendere la sopravvivenza dei quasi 8 miliardi di esseri umani che popolano il pianeta.

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Giornata della Terra. L’Ue porta il Green Deal al summit sul clima di Biden

Sono passati 51 anni dal 22 aprile 1970, il primo Earth Day. Quella Giornata della Terra celebrata negli Stati Uniti era figlia di una scienza che cominciava a interrogarsi sull’uso della tecnologia (nel 1962 Rachel Carson aveva pubblicato Primavera silenziosa, la prima analisi delle conseguenze dell’uso massiccio dei pesticidi) e di una società che stava metabolizzando lo strappo del ’68, del pacifismo partorito dalla guerra del Vietnam, dell’incontro con la natura. Era una posizione molto visibile ma minoritaria. Mezzo secolo ha rovesciato la percezione dell’ambiente. Oggi l’ecologia è mainstream. Un grande flusso che inevitabilmente rischia di annacquare i contenuti ma che ha trascinato le maggiori istituzioni su posizioni molto avanzate dal punto di vista ambientale.

Ieri l’Unione Europea ha chiuso, dopo una maratona negoziale durata più di 14 ore, l’accordo sul taglio dei gas serra al 2030 portando l’asticella dal 40 al 55%. E’ il frutto dell’accordo tra la Commissione, che aveva indicato questo obiettivo, e l’Europarlamento, che puntava al 60%. Un “compromesso” lo hanno definito in molti calcolando che il fronte ambientalista voleva il 65%.

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Petrolio, avorio, rapimenti: le bande del Virunga, dove sono morti gli italiani

Isabella Pratesi, Wwf, spiega perché le bande di predatori tengono la regione del Congo in ostaggio

ANSA
Congo

Il Virunga è una regione di una bellezza mozzafiato. Ma la sicurezza è come il meteo, cambia in continuazione e le previsioni non riescono ad arrivare ai dettagli. Decine di milizie si contendono quest’area vitale del territorio del Congo e migliaia di irregolari, spesso giovanissimi, si riversano come onde che vanno e vengono controllando a turno strade e gruppi abitati.

“Muoversi in quell’area è spesso un rischio concreto”, racconta Isabella Pratesi. Come direttore del programma di conservazione del Wwf ha fatto a lungo la spola tra Roma e Goma, la cittadina da cui si parte per visitare le foreste dove ancora vivono i silverback, gorilla di montagna a cui ci si può avvicinare solo dopo ore di cammino, sotto la guida di uno dei biologi che avevano fatto di quest’area un punto di forza del turismo natura.

“E’ una battaglia durissima”, spiega Isabella Pratesi. “Perché da una parte il parco, aiutato dal nostro lavoro sul campo cominciato negli anni ’60, ha creato ricchezza, ha permesso di costruire scuole e ospedali per le comunità locali: un gorilla rende in termini di turismo sostenibile tra 400 e 500 dollari l’anno. E da quelle parti è molto. Ma dall’altra parte la pressione dei ribelli è fortissima. Sono gruppi che si autofinanziano saccheggiando tutto quello che noi vogliamo proteggere. Tagliano gli alberi per trasformarli in carbone vegetale. Uccidono gli elefanti per rubare le zanne. Massacrano i gorilla per rivendere la carne sul mercato locale. Rapiscono stranieri per tentare di ottenere un riscatto. E poi ci sono le manovre per impossessarsi delle miniere di coltan, ingrediente base del cellulare che teniamo in tasca, e delle riserve di petrolio”.

Negli anni lisci, quando il turismo gira per il verso giusto, l’economia buona riesce a battere quella cattiva. I gruppi di silverback diventano attrazioni popolari, le coppie che i biologi lentamente abituano alla discreta presenza dei visitatori hanno un nome come le star e la vista di queste enormi scimmie dal dorso argentato, 200 chili di muscoli che strappano arbusti come fossero paglie per sgranocchiarne le cime, non si dimentica. Ma basta poco perché il vento cambi.

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